Il bullismo

Per bullismo si intendono tutte quelle azioni di sistematica prevaricazione e sopruso messe in atto da parte di un singolo, il bullo (o di un gruppo) nei confronti di una persona percepita come più debole, la vittima. Considerate da alcuni parte della “normalità” nel rapporto tra pari, in realtà queste azioni possono portare a gravi conseguenze e a forti disagi sul piano relazionale e psicologico. Il bullismo è un fenomeno che interessa prevalentemente la fascia d’età dai 7 ai 16 anni circa.

Il bullismo non è:

 – uno scherzo: nello scherzo l’intento è di divertirsi insieme, non di ferire l’altro;

 – un conflitto: il conflitto è episodico e c’è reciprocità nella relazione, a differenza del bullismo che è un’azione ripetuta nel tempo e con asimmetria dei ruoli;

– un comportamento antisociale o criminale: in cui si configura un vero e proprio reato.

Nel bullismo è centrale la relazione bullo – vittima, anche se questi due soggetti non sono gli unici attori coinvolti: gli episodi di bullismo, infatti, avvengono frequentemente alla presenza di osservatori, spesso incapaci di intervenire per paura delle conseguenze o perché non si ritengono direttamente coinvolti nella situazione.

Quali sono le forme in cui si manifesta il bullismo?

Gli studiosi distinguono il bullismo in:
– forme dirette: fisiche (picchiare, spingere, rubare piccole somme di denaro, …) o verbali (insultare, minacciare, prendere in giro, …)
forme indirette (escludere dal gruppo dei pari, calunniare, manipolare i rapporti di amicizia).
I maschi mettono in atto prevalentemente azioni di bullismo diretto, colpendo indifferentemente sia maschi che femmine; le femmine, invece, utilizzano forme di bullismo indiretto prendendo di mira principalmente altre coetanee femmine.

Cos’è il cyberbullismo?

Il bullismo è un fenomeno sociale in evoluzione, sempre più complesso nelle sue manifestazioni. Negli ultimi anni, in seguito all’evolversi delle tecnologie, ha assunto nuove forme: oggi si parla di cyberbullismo, inteso come forma di prevaricazione perpetrata tramite i nuovi mezzi di comunicazione (telefonate o invio di SMS e MMS con testi o immagini volgari, offensivi o minacciosi; diffusione di informazioni private su un’altra persona, anche pubblicando filmati e foto su Internet; calunnie diffuse tramite mail, chat o blog). Questa tipologia emergente di bullismo implica l’assenza di una relazione e di un contatto diretto tra vittima e bullo, che in molti casi riesce a mantenere l’anonimato. Per la vittima, inoltre, è più difficile sottrarsi alla prepotenza, anche perché a volte non sa di essere “presa di mira”: proprio il minore controllo, la possibilità di attuare le prepotenze in qualsiasi momento del giorno e della notte, colpendo più persone in meno tempo e usufruendo di “diverse identità”, rende questo problema molto complesso da affrontare e per alcuni aspetti affine ad altre problematiche legate all’utilizzo delle nuove tecnologie. 

Quanto è diffuso il bullismo?

Secondo i dati dell’8° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza di Telefono Azzurro e Eurispes (realizzato nel 2007 su un campione di 1680 bambini tra i 7 e gli 11 anni e 1950 adolescenti tra i 12 e i 19 anni) il 27,5% dei bambini e il 35,6% degli adolescenti dichiara di subire costantemente atti di bullismo quali provocazioni e prese in giro .Il luogo in cui si verificano più spesso comportamenti di questo tipo è la scuola, seguita dalla strada o piazza.  Il fenomeno è più diffuso tra i maschi, fatta eccezione per “l’esclusione” e “l’isolamento dal gruppo”, modalità  più tipicamente femminili.

Interessanti sono anche i dati relativi alla diffusione del cyberbullismo, che fanno supporre che il fenomeno sia in crescita anche in Italia soprattutto nella fascia 12 – 19 anni: l’8,1% degli adolescenti dichiara di aver diffuso informazioni false su un’altra persona tramite Internet o il cellulare; il 6,5% dice di aver escluso intenzionalmente una persona dai gruppi on line e il 5,8% di aver inviato materiale offensivo tramite i nuovi mezzi di comunicazione.

Quali possono essere le cause del bullismo?

In realtà non è possibile parlare di vere e proprie cause per il bullismo, poiché il bullismo, in quanto manifestazione di un disagio relazionale, deve essere letto in una prospettiva più ampia che considera fattori individuali, familiari, sociali e scolastici. All’origine del bullismo, c’è un’incapacità dei ragazzi a controllare le proprie emozioni, spesso dovuta alla fragilità del sistema educativo. In primis la famiglia ha un ruolo importantissimo nella prevenzione del bullismo, poiché è chiamata ad educare bambini e ragazzi all’empatia, al rispetto delle regole, alla prosocialità e alla non-violenza, spesso scontrandosi con i valori veicolati dalla cultura dominante. 

Quali sono le conseguenze del bullismo?

Nel caso del bullismo è importante non sottovalutare il problema ed agire tempestivamente poiché le conseguenze del fenomeno sul piano psicologico, sia a breve che a lungo termine, comportano dei rischi evolutivi per bulli, vittime e osservatori. In particolare per i bulli si possono verificare: un calo nel rendimento scolastico, difficoltà relazionali, disturbi della condotta per incapacità di rispettare le regole che possono portare, nel lungo periodo, a veri e propri comportamenti antisociali e devianti o ad agire comportamenti aggressivi e violenti in famiglia e sul lavoro.

Per le vittime, invece, il rischio è quello di manifestare il disagio innanzitutto attraverso sintomi fisici (mal di pancia, mal di testa, …) o psicologici (incubi, attacchi d’ansia, …) associati ad una riluttanza nell’andare a scuola. Alla lunga, poi, le vittime possono arrivare all’abbandono scolastico, ad una svalutazione della propria identità, sviluppando scarsa autostima e insicurezza, a problemi sul piano relazionale, fino a manifestare, in alcuni casi, psicopatologie come depressione o comportamenti autodistruttivi.

Gli osservatori, infine, vivono in contesto con inquinamento sociale delle relazioni che aumenta la paura e l’ansia sociale e rafforza una logica di omertà e di indifferenza, portando i ragazzi a negare o sminuire il problema.